Quel giorno all’ex “Tiroassegno” Home 2002
A cura dell’illustre Torta
Da
dove veniamo?
Dall'Angelo Custode.
Chi
siamo?
Quest'anno la QuintaC l'anno scorso la QuartaC l'altr'anno ancora la Terza e
così via.
Dove
andiamo?
In Cabina perchè anche l'IRAS è occupato!
Cara Redazione, caro Sire... così noi si
ragionava, soprattutto al sabato, negli anni del Liceo. Che bello era: la palla
diventava l'unica ragione, un richiamo imperativo.
La palla: oggetto misterioso, carico di significati ancora a
noi imperscrutabili; la palla....così
simile a questo globo, perso nell'infinito spazio, sul quale subiamo il
tramonto delle nostre esistenze.
Ma andiamo al dunque, ioboiia!
Dunque (appunto), io qua c'ho una roba che
ho scritto da tre settimane che riguarda quei giorni di perdizione... avrei
voluto anche scansionare una vecchia foto della "Squadrona" per
allegartela, ma non la trovo... per cui prima che si arrivi al giorno della
partita madre, ti invio lo scritto, in attesa che Mola torni e mi faccia avere
la sua (di foto).
In compenso ho provveduto a commissionare
tre illustrazioni al noto incisore Gualtiero de Fichis.
E' la cronaca di una giornata di calcio,
forse un pò lunga, ma capite che non poteva essere fredda e scarna: si tratta
di descrivere degli stati d'animo di una giornata che ci è rimasta nel cuore ,
e non potevo... insomma lezive sta roba se gavì voia ziocanon.
Quel giorno all’ex “tiroassegno” (Illustrazioni del Gualtiero de Fichis)
|
Era un sabato di molti anni fa, forse di’inizio dell’autunno. Anticipati da nostri simili, occupanti la stessa
nicchia ecologica, avevamo ceduto su tutti i campi da calcio di Rovigo
e dovuto ripiegare sul più malfamato: quello del Tirassegno.
Un campo sondato dalle talpe e cacato dai cani; con pali e le traverse
mimetiche a causa della ruggine e i limiti del terreno di giuoco indefiniti a
causa di arbusti e piante.
Insomma non mancava nulla per ridurre ogni velleità di giuoco serio:
un tale contesto non poteva che portare ad una di quelle prestazioni più
simili ad una sequenza di ciabattate piuttosto che ad una partita .
Qui, un qualsiasi gesto tecnico, che fatto su di un qualsiasi altro
campo avremmo normalmente rivisitato, con la mente, diecine e diecine di
volte prima di addormentarci dopo le
dolci visioni di passera, …qui, non avrebbe avuto alcun senso, avvilito da un
così deprimente scenario.
Eppure quella partita fu magica, e memorabile per tutti coloro che
alla fine sarebbero stati in grado di ricordare. |
|||
|
E io ricordo. Ies ai recòrd. |
|||
|
Eravamo giunti sino a circa metà “partita”; il nostro portiere “volante” (non poteva essere
altrimenti) in quel momento, era Bimbo: all’epoca ragazzino aduso al concetto
di gentilezza e al termine “cordialità” col quale oggi spacca le palle e
smoscia ulteriormente le freddure che ci spedisce via e-mail. Comunque sia, sin dalla tenera età, costui era stato dotato dal Signore di
una particolare abilità
nell'impattare la palla con inaudita violenza se pur con ridotto movimento.
Ebbene, il Natile , in qualità di portiere, si trovava nel bel mezzo
di una concitata mischia davanti alla rugginosa porta…: gran casino, scarpate
che volavano, lisci e urla.... poi la palla capita a tiro ed egli riesce a
respingerla con i pugni uniti… |
|||
|
Ricordo ancora l’incedere del corpo e
lo scaricarsi di tutto il peso di quest’ultimo sui pugni protesi..... Le mani,
chiuse e conserte, erano un po’ piegate verso il basso, per cui l’impatto con
il pallone non disperdeva tutta la sua potenza sulle dieci nocche, bensì si
concentrava su quelle dei due indici, sorretti dai notevoli pollicioni. Vidi questi due pugni sbucare dal
mucchio come una arma impropria e colpire con estrema violenza
la sfera… In quell’attimo, in un fazzoletto d’aria, si stava liberando, di
fronte ai miei increduli occhi, l’energia paragonabile a quella di un
“MUCCCIIOO”. Ero
esterrefatto…. pensai a che meravigliosa macchina fosse il corpo umano; per
un attimo dubitai persino che, in realtà, quella forma fosse un unico,
alieno, potente, organo di offesa…. |
...in un fazzoletto d’aria, si
stava liberando, di fronte ai miei increduli occhi, l’energia paragonabile a
quella di un “MUCCCIIOO” |
||
|
La sfera sbattuta, falciata nella sua precedente traiettoria, ora
schizzava via, fendendo l’atmosfera sopra al campo dell’ex Tiroassegno, bruciando
il sudore e lo sputo che, polverizzati, danzavano in essa….. I
nostri occhi videro la povera figura di uno di noi, un difensore,
il, nostro caro Berto Alessandro ("Dalmata"), figlio del -Tenente
Colonnello Roberto Berto, cadere fulminato al suolo…
Il bolide non aveva risparmiato al povero l’unica colpa di trovarsi
lì, per l’unico motivo di scaricare tensioni che anche un figlio di
tenente-colonnello sentiva forti all’età delle tempeste ormonali. Ad Alessandro, si può dire pure
che non piacesse eccessivamente il calcio…..eppure, non fu risparmiato: l’ampio
volto, colpito, trascinò a terra il resto del corpo; e le membra,
quasi abbandonate all’inerzia della tremenda botta, riuscirono a mala pena ad
attutire l’impatto col suolo. Il corpo giaceva buffo e rantolante sulle erbe
selvaggie di quel luogo dimenticato … parte dei partecipanti al rito
calcistico lo assistettero… un paio di schiaffetti (sempre in faccia
poverino) e un “Su dai, alzati, vieni che ti diamo un po’ di acqua” … ma il
resto del consesso, dopo una bestemmia a sottolineare l’impressione per
l’impatto, continuava a giuocare: tutti erano presi da quella confusa azione… La palla, anch’essa ferita, continuava a danzare
colpita e ricolpita, lisciata, insultata, compressa e infangata, chiedendo
solo una requie, un riposo da quella bolgia. Eppure l’azione non si esauriva,
non esistevano linee di campo credibili, non un riposo nel calcio d’angolo,
non una rimessa… e “l’arbitro Palese” (invisibile ed immanente nelle partite
senza arbitro) non fischiò uno straccio di punizione o “palla a due” che
fermasse per un attimo la povera sfera e il precipitare degli eventi. |
|||
|
Quasi nessuno badava a quel cucciolone di dalmata
che, steso al suolo, stava raccogliendo tutte le residue energie per
rialzarsi. |
...aveva solo due strane,
minuscole macchioline di sangue sulla fronte |
||
|
Gli altri intanto gridavano. Anche i tre che lo
avevano assistito fino ad un attimo prima, erano rapiti dalla concitata
azione e iniziavano a seguirlo solo con la coda dell’occhio, fiduciosi che egli
sarebbe riuscito di arrivare a bordo campo, per poi ricevere di nuovo
conforto ad azione conclusa.
“Su rialzati!”, “Ce la fai?”, "Dai Ale! Là, nel mio zaino c’è
l’acqua, vedi come stai tra un po’…. Poi caso mai ti porto a casa” “Cazzo che
trona Ale! come stai?” queste erano le ultime parole che il povero ragazzo si
era sentito rivolgere poco prima, senza riuscire a rispondere se non con dei
vaghi farfugliamenti… e ora vagava nel campo ciondolando a occhi chiusi tra i
giovani corpi tesi di compagni ed avversari.
L’azione era giunta ad un parossismo senza fine: la sfera, schiava di
imprevedibili e bizzarre traiettorie, esercitava sempre più i suoi poteri
ipnotici sui futuri italiani medi e il ragazzo dalla grande e pesante testa,
sempre più, dondolava abbandonato a se stesso…. Eppure, qualcosa di grandioso
stava per accadere, alla fine il Destino avrebbe dato le sue carte e
l’attenzione di tutti sarebbe di nuovo ricaduta su chi, ferito, in quel
momento era più bisognoso di aiuto. |
|||
|
La memoria non mi aiuta, ma credo che a porre fine in maniera beffarda
a quella pietosa scena, fu lo stesso piede che sorresse chi, poco prima,
aveva scagliato rovente cuoio sul faccione del Nostro.
Si, probabilmente fu lo stesso piedone destro di Bimbo a colpire
nuovamente la pesante sfera, perché essa fu scagliata fin sul cielo come
pochi avrebbero potuto.
Tutti si fermarono ad osservare la palla che saliva e saliva…. E
tutti ne aspettavano la discesa; tutti, meno uno: Alessandro continuava
ancora il suo incosciente vagare verso il bordo campo.
Si! Il
Fato lo volle. Il Fato volle ciò che voi tutti, testimoni o no di
quel lontano, tremendo evento, state aspettando che qui si scriva. |
|||
|
Una luce intensa inondò il campo, piegando in due
tutti gli astanti. Dicesi volgarmente“Campanile” la palla che
scagliata con potenza verso l’alto lascia tutti in un vuoto silenzio senza
agone, fino a quando non ricadrà, quasi nello stesso punto
da dove era stata scagliata. |
|||
|
E normalmente un “Campanile” non può decretare la
fine di un incontro di calcio. Normalmente un “Campanile” no può nemmeno
“spegnersi": esso è destinato a rimbalzare sul terreno almeno una volta,
o al tuttalpiù a essere addomesticato dai piedi più sapienti. Eppure,
quel giorno, un “Campanile” si "spense", e un "Campanile"
decretò, nei nostri animi, la fine dell’incontro. Il pallone, terminò sull’unica testa di cui
dall’alto gli uccellini non vedessero gli occhi…. E mirò proprio al centro di quel cespuglio di
capelli, su quella specie di puntino da dove essi paiono dipartirsi a
raggiera. Lì si spense il “Campanile”, lì si unirono gli
occhi e le attenzioni. Lì, sul cocuzzolo del testone del povero
difensore. Con un sordo, crudele rumore di cuoii (capelluto e di palla) ,
Alessandro cadde nel buio e decretò con il proprio sacrificio la fine della
partita. Egli,
agnello sacrificale del balon, si immolò donando la giuoia di un bizzarro
ricordo ad un altrimenti grigia giornata di calcio dilettantistico. |
..E mirò proprio al centro di
quel cespuglio di capelli, su quella specie di puntino da dove essi paiono
dipartirsi a raggiera |
||
|
|
|||